Arte vista nella prospettiva storica della “dolce vita” romana
(Nel centenario della nascita di Federico Fellini)

di Alberto Mirabella

ABSTRACT:
Nel ricordo della “Dolce vita” felliniana e gli anni romani che la caratterizzarono nei suoi poliedrici aspetti culturali, viene presentata la peculiarità della pittura di Pietra Barrasso che fa emergere nella sua produzione artistica il ruolo determinante della LUCE: una luce intrinseca all’opera che mette in risalto particolari che altrimenti sfuggirebbero. 
La dolce vita si riferisce al periodo storico degli anni '50 e '60 e in particolare allo stile di vita reso famoso grazie al famoso film di Federico Fellini. Roma nel '59 ce la possiamo immaginare: Dolce vita, Cinecittà, paparazzi, star internazionali, via Veneto, scrittori. La dolce vita riflette perfettamente l'atmosfera che aleggia a Roma in quel momento. E se siamo lontani dagli anni '50, si avverte ancora oggi quella spontaneità e la gioia di vivere. In effetti, è questa vita al rallentatore, questo costante relax, in fondo, è questa bella idea di felicità che ci affascina. Dopo tutto, non sto inventando nulla, ha scritto Laurent Gaudé, Roma è "una città meravigliosa dove gli uomini si muovono con la dolcezza dei gatti".
Siamo di fronte ad un fenomeno culturale poliedrico che costituisce una valida reazione all’oscurantismo bellico. L’aspetto peculiare è che la dolce vita dagli anni ’50 ai ’70 ci fa assistere ad una sinergia tra i vari personaggi del mondo letterario, cinematografico, artistico. Come non ricordare Pierpaolo Pasolini, Alberto Moravia, Vincenzo Cardarelli, Ennio Flaiano, Cesare Pavese, il Gruppo ’63. Ma su tutti si erge Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993) di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. I pittori di punta erano: Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e Giosetta Fioroni, Renato Guttuso.
La loro Arte si può ritenere un’arte atemporale caratterizzata da una significativa capacità tecnica non disgiunta da tagli di luce adeguati. E del resto la luce nella pittura è essenziale, alcuni colori sono fatti per illuminare. Il modo in cui dipingi dipenderà dallo scopo. Alcune composizioni attraggono l’osservatore molto spesso per la loro maestosa luminosità.
Non costituisce affatto una forzatura accostare la produzione pittorica di Pietra Barrasso nella scia della dolce vita, perché abbiamo in essa quegli elementi di essenzialità, lungi da ogni futile retorica, che consentono una fruizione immediata senza allontanarci dalla finalità che l’artista si è proposto: comunicare “a quel modo ch’è ditta dentro”.
Pietra Barrasso con la sua ampia e pregevole produzione pittorica ci appare come un MAESTRO DELLA LUCE: ella infatti ha bene intuito, come indispensabile per la visione, che la luce non solo consente di comprendere la materia e le forme, ma è da questo che nascono i colori e lo spazio. Dall’assenza di luce arriva il buio, l’invisibile. Il rapporto tra luce e spiritualità nutre sempre la sua arte pittorica. Perché gli autentici artisti hanno sempre cercato attraverso la rappresentazione della luce, di raccogliere la sfida di immaginare l’immateriale, l’invisibile, l’inconfigurabile. Cercare la luce nella pittura è un modo per far luce sulla nostra relazione con la vita che si svolge tra la nascita e la morte. Con gli incroci temuti / desiderati, alcuni traumatici, altri molto utili nel raggiungerci.
Le ultime opere di Pietra Barrasso già nella denominazione loro data ci evidenziano il ruolo essenziale che riveste la luce. Si osservino dovutamente questi dipinti: Visione marina, Fusione, Luce, Bagliori , Luci-Ombre, Riflessi di Luce, Segnali naturali perché da essi traspare la capacità di Barrasso di affidare alla luce una finalità unica e singolare: quella di suscitare nell’osservatore la sensazione di una luce che dall’esterno si proietti sull’immagine, ma, in realtà a ben vedere, si tratta di una luce intrinseca all’opera che mette in risalto particolari che altrimenti sfuggirebbero.
È la luce che rende visibili le cose. Nella preistoria, la scoperta del fuoco ha consentito l’arte parietale nelle grotte e nelle caverne profonde. La questione della luce nella pittura come nella fotografia, è essenziale per quanto concerne il cristallizzare un’emozione.
Nella maggior parte delle religioni, il principio della divinità è associato a una potenza radiante, spesso assimilata al sole.
Pietra Barrasso ci fa pensare, per tanti aspetti, a Paul Klee (1879-1940) il quale ha sempre affermato che “l’arte non ripete le cose visibili”, che l’oggetto è morto quando entra in campo la sensazione, che la bellezza dell’arte, che pure non è disgiunta dalla bellezza naturale, si realizza sempre nella rappresentazione figurativa e non si riferisce all’oggetto.
In una sua osservazione Klee aveva detto: “Il colore mi possiede. Non ho bisogno di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore!”.
L’arte, come ci dimostra fortemente Pietra Barrasso, è creazione non imitazione. In Lei la sensazione destata dall’oggetto annulla nella trasfigurazione poi l’oggetto stesso e la figurazione si appunta a simbolo. La realizzazione è solo possibile con i mezzi figurativi – linea, colore, luce; e la ricerca, l’affinamento, il perfetto adeguamento è un lavoro cosciente, è consapevolezza sul fondo del sentimento. L’arte se è ispirazione è anche mestiere, che ben conosce la nostra pittrice, infatti sa destreggiarsi con maestria in tutte le tecniche pittoriche, frutto di studi seri all’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Perché è solo con la padronanza dei mezzi tecnici he la nostra artista può raggiungere la completa espressione di sé, dar forma alle intuizioni, alle associazioni che balenano nel processo costruttivo di un’opera d’arte. Barrasso non parte, come il profano, da una forma definita; ma da una forma che si va a mano a mano costruendo lungo un costante processo creativo: “Vede al posto dell’immagine determinata dalla natura, l’unica immagine essenziale, quella della creazione, la genesi” (Γένεσις ghènesis ). 
L’arte è movimento “sogno, idea, fantasia; essa è da prendere in seria considerazione soltanto quando si unisce a mezzi figurativi adeguati per formare una unità totale”. Tutto ciò che vive nel segreto dell’artista deve divenire visibilità “unire visione del mondo ed esercizio puro dell’arte”.
In tutta l’opera pittorica barrassiana prevale sempre la LUCE che è l’elemento dominante, pregnante e caratterizzante, che troviamo sino alle ultime realizzazioni con cui dipinge la luce con la luce.
In Barrasso traspare come l’arte sia cultura, e del resto cos’è stata la dolce vita se non un fenomeno culturale, (come già si è detto). L’Arte è ancora assimilazione del passato. È sentimento profondo e vasto del presente, e capacità di sintesi dei molteplici elementi che costituiscono una civiltà, è penetrazione e costruzione del futuro. Ossia è storia. E la storia è qualcosa di estremamente serio.
Pietra Barrasso sa distinguersi in modo originale nelle sue opere passate e recenti e poiché noi preferiamo ai gruppi l’artista come personalità singola e irripetibile, misuriamo la dimensione dalla capacità sua di esprimersi e di ben comunicare in un’epoca, qual è quella di oggi, dove prevale un falsa comunicazione.
Infine ci piace sottolineare come la ricerca artistica di Pietra Barrasso è profonda, ella si avvale delle tecniche tradizionali e delle moderne in modo inusitato; ma le tecniche servono sempre al suo discorso umano e poetico in una libertà di scelta. Barrasso vive nell’arte e non di essa; nel senso, questo, che l’arte è per lei il modo stesso di essere come segno inconfondibile di una vocazione originaria ed autentica.
Quest’ultima fase pittorica imperniata sempre sulla luce ed i suoi effetti ci offre macchie di luci, di ombre che si compongono e si sciolgono ed emerge una realtà d’anima che ci porta a un sentimento alto e stupito della creazione, del fatto creativo: della vita stessa, vogliamo dire, in assoluto, dell’eterna vita nel suo eterno rivelarsi.
Salerno, 12 luglio 2020
Alberto Mirabella, saggista – critico letterario e d’Arte.

"Dolce vita" Alberto Mirabella, saggista – critico letterario e d’Arte.  Arte e prospettiva storica