Pietra Barrasso
Artista internazionale, Personalità europea per l'arte. Maestro d’Arte. Medaglia di bronzo, Camera dei Deputati. Medaglia del Presidente, Senato della Repubblica.

  • PIETRA BARRASSO

    Formazione Artistica

     

    • 1963 - Pietra nasce a Venticano, delizioso paese in provincia di Avellino. Si sente attratta dall’arte sin da giovanissima età e nel 1977 si cimenta nella sua prima grande creazione pittorica. Nel 1980 conclude il triennio sperimentale all’Istituto Statale d’Arte “Paolo Anania De Luca” di Avellino con il diploma di Maestro d’Arte. Prosegue con il biennio di specializzazione in fotografia e grafica pubblicitaria sino alla Maturità d’Arte Applicata, conseguita con il massimo dei voti.
    • 1983 - inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove sceglie la sezione pittura, magistralmente condotta da Armando De Stefano, a sua volta allievo di Emilio Notte. In tale contesto sviluppa notevoli capacità pittoriche di tipo figurativo che saranno molto apprezzate dai docenti-guida della sua frequenza.
    • 1984 - incrementa la sua formazione artistica con il restauro di pittura su tela, corso indetto dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici, Storici di Salerno e Avellino e diretto da Giovanni Muollo. È un’esperienza che per la sua rilevanza sarà l’inizio di una serie di importanti committenze pubbliche e private.
    • 1992 - entra in cerchie artistiche di fama internazionale: da Pietro Annigoni a Robert Carroll, Pericle Fazzini, José Ortega, Aligi Sassu, Gregorio Sciltian, Orfeo Tamburi, Ernesto Treccani. Sono esperienze preziose che le consentono di migliorare notevolmente la sua crescita artistica. In particolare sarà Aligi Sassu che le farà da tutor grazie all’amicizia cordiale instauratasi nel loro rapporto professionale.
    • 1992 - si trasferisce dall’Irpinia a Roma, dove i critici d’arte della capitale le suggeri- scono di cambiare il nome anagrafico di Pierina nel nome d’arte Pietra.
    • 1994 - conosce Antonio Corpora del quale diventa allieva per affinare le sue tecniche pittoriche. L’affinamento della tecnica infatti la induce molto presto a produrre opere che per la magia luministica dei colori le valgono il soprannome di “maestro della luce”. 
    • 2005 - si iscrive all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Regione Campania, entrato dal 2005 in poi nell’Ordine Regionale del Lazio. 
    • 2012 - riceve in Campidoglio il primo premio come “Personalità Europea”.
    • 2013 - entra nella selezione di qualità del Metaformismo©, nuova visione storico-artistica relativa al non figurativo contemporaneo, ideata e teorizzata dalla Prof. Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana, che da quel momento in poi inviterà Pietra ad essere presente in molte delle sue Rassegne. Destinato a rivoluzionare gli orizzonti critici dell’arte del futuro, il nuovo indirizzo visivo propone di leggere e interpretare le espressioni non figurative con la chiave di lettura più semplice che esista: la forma. L’autore, infatti, ha concluso - dopo studi durati circa venti anni - che nelle opere cosiddette “astratte” mancano figure leggibili (ed è per questo che sono astratte), ma non mancano forme e queste vanno compiutamente individuate e analizzate

     

     Commissioni - Giurie - Collaborazioni - Collezioni 

     

    • 1985

    Regione Campania — esegue 22 dipinti in china e acquerello con i tratti paesaggistici di ciascuna regione d’Italia, i cui Presidenti convenivano a Napoli nel meeting nazionale di Palazzo Reale. Comuni della Regione Campania e della Regione Puglia — realizza numerosi pannelli pittorici su commissione degli Enti Comunali di Campania e Puglia. Leep Record — dipinge il bozzetto della copertina del Disco della Pace dal titolo “Pronto Mosca … pronto Washington”. 

    • 1986

    Giurie Comunali — partecipa, nel ruolo di esperta d’arte, a numerose giurie di concorsi artistici della provincia di Napoli e di Avellino.

    • 1992

    Idea rivista mensile di cultura e politica — assume l’incarico di curare la grafica editoriale della nuova rivista di Giuseppe Selvaggi, giornalista parlamentare, incarico che porterà avanti sino al 2003. Gangemi Editore — collabora con questo editore, progettando copertine di libri, disegnando racconti e ideando la collana “Colore & Pietra”, sino al 2003.

    • 1994

    Stabilimenti Tipografici Carlo Colombo — meglio nota come Tipografia Colombo della Camera dei Deputati, essa affida alla pittrice il progetto grafico del Codice Braille e del Velario di Montecitorio. 

    • 1997

    Corriere di Roma, L’Opinione, Irpinia Oggi — collabora con queste testate per due anni. Durante il percorso ha modo di conoscere Mario Verdone, critico cinematografico, saggista e cultore dell’arte.

    • 1999

    Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, attuale macro — assume l’incarico triennale di occuparsi dell’editoria d’arte.

    • 2002

    Museo di Roma in Palazzo Braschi e Museo di Roma in Trastevere — assume l’incarico biennale di occuparsi dell’editoria d’arte.

    • 2005

    Galleria di Villa Borghese e Polo Museale Romano — si occupa dell’editoria d’arte.

    • 2014

    Arma dei Carabinieri — due sue opere pittoriche “Bicentenario dei Carabinieri (1814 - 2014)” e “130 Anniversario dell’Associazione Nazionale Carabinieri (1886 - 2016)” entrano nel Patrimonio Nazionale dell’Arma.

    • 2015

    Camera di Commercio di Avellino — esegue le tavole pittoriche della Guida delle città dell’Irpinia in occasione di expo milano 2015.

    • 2016

    Musei Capitolini — espone, in occasione del Giubileo di Papa Francesco e in via del tutto straordinaria, l’opera pittorica “La Misericordia nell’Arte”.

     

    Premi tra i più prestigiosi

     

    • 2012

    Medaglia di bronzo, Camera dei Deputati, Roma. Palm Art Award, Lipsia.

    • 2014

    Premio Adrenalina, macro, Roma.

    • 2015

    Palm Art Award, Lipsia.

    Premio di Rappresentanza, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma.

    • 2017

    Medaglia del Presidente, Senato della Repubblica, Roma.

     

    L’Opera Pittorica nel mondo

    • Mostre nazionali

    Potenza, Roma, Spoleto, Assisi, Perugia, Arezzo, Volterra, Carrara, Forte dei Marmi, Lucca, Firenze, Bologna, Savona, Genova, Torino, Biella, Monza, Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Trento.

    • Mostre internazionali

    Montecarlo, Nizza, Aix en Provence, Madrid, Barcellona, Parigi, Stoccarda, Monaco di Baviera, Berlino, Bruxelles, Lussemburgo, Bruges, Amsterdam, Londra, Dublino, Basilea, Lugano, Reinach, Vienna, Varsavia, Bratislava, San Pietroburgo, Mosca, Malta, Los Angeles, Chicago, Springfied, Worcester, Cambridge, Boston, New York, Pechino, Tokio.

     

    Catalogazione Internazionale

     

    • Catalogo dell’Arte Moderna, Editoriale Giorgio Mondadori
    • 2003

    trec international Treccani Edizioni di pregio Pietra Barrasso con Annigoni, Fazzini, Ortega, Sciltian, Treccani.

    • 2013

    Il Metaformismo© by Giulia Sillato - Mazzotta Editore Palazzo del Capitano e Castello Scaligero, Malcesine sul Garda.

    • 2014

    Imagine 2014 by Giammarco Puntelli - Editoriale Giorgio Mondadori Biblioteca Umanistica dell’Incoronata, Milano - Archivio Pria, Biella

    Rotta a Nord Est by Giammarco Puntelli - Editoriale Giorgio Mondadori Pescheria Nuova, Rovigo - Museo d’Arte Moderna “Ugo Carà”, Muggia

    Il Metaformismo© by Giulia Sillato - Editoriale Giorgio Mondadori Chiostro del Bramante, Roma.

    Il Metaformismo© by Giulia Sillato - Mazzotta Editore Casa Museo Ivan Bruschi, Arezzo.

    • 2015

    L’Arte e il Tempo© by Giulia Sillato - Editoriale Giorgio Mondadori Direzione Artistica di Giulia Sillato e Giammarco Puntelli expo in città 2015, Palazzo dei Giureconsulti, Milano.

    • 2017

    Il Metaformismo© by Giulia Sillato - Fondazione Giulia Sillato Rocca Paolina, Perugia.

    • 2018

    Il Metaformismo© by Giulia Sillato - Fondazione Giulia Sillato Casa dei Carraresi, Treviso.

     

    Critici che hanno scritto del maestro (in ordine alfabetico)

     

  • ISTITUTO AUXOLOGICO ITALIANO

    Dal 13 settembre al 15 novembre 2018

     

    Milano, 6 settembre – Una pittura di impianto materico e masse di colore quella di Pietra Barrasso, che grazie alla ricchezza delle tinte suscita emozioni profonde nello spettatore. La sua pittura evoca atmosfere magiche, paesaggi dell’anima e il suo modo di trattare il colore, per velature sovrapposte, conferisce un senso di profondità al quadro che diventa lo specchio del suo sentire interiore. Dipingere per Pietra Barrasso è una sorta di scavo interiore, non suscitato dalla realtà circostante, ma da sollecitazioni emotive che albergano dentro di lei: dipinge ciò che avverte dentro, non quanto vede attorno a sè. Lo spazio diventa per lei non una rappresentazione ma una proiezione mentale, un’illusione policroma. L’artista si è inoltre confrontata spesso con la luce: nei suoi paesaggi infatti la luce nelle pennellate fa vivere il senso del movimento sulla tela. Ogni opera è un tripudio di passione, luce e colore; il colore giallo in particolare è un colore irrinunciabile per lei e costante nei suoi dipinti. Le sue scelte cromatiche rispondono infatti a un ordine interno e hanno ruoli e funzioni ben precise. 
    La mostra sarà fruibile al pubblico gratuitamente dal 13 settembre al 15 novembre 2018 presso Auxologico Procaccini, in via Niccolini 39 a Milano, negli orari di apertura della sede. 

    Pietra Barrasso, ha quarant'anni di attività artistica, tutti molto gratificanti per un'artista che si è vista costantemente al centro di apprezzamenti particolarmente significativi.

    La sua crescita artistica inizia con l'età infantile, favorita dalle naturali attitudini al disegno della madre, sino al punto che per l'artista in erba è festa solo quando prende in mano i colori. La giovane frequenta quindi la Scuola d'Arte di Avellino, della cui provincia è nativa, per entrare successivamente all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Dai rapidi e incisivi cenni riscontrabili sul web a proposito del suo percorso curriculum si evince il livello dei premi ottenuti, tutti di prestigio e culturalmente motivati, meritati traguardi da lei conquistati grazie al riconoscimento delle istituzioni stesse. 

    Si comprende quindi come possa avere ottenuto numerose e importanti promozioni tra cui citiamo: 54 esima Biennale Internazionale di Venezia, 2011; Biennale Nobel dell'Arte Montecarlo, 2012; Palm Art Award, Lipsia, 2012; Premio Bancarella, Pontremoli, 2012; Premio Personalità Europea, 2012; Premio Speciale alla Carriera, Regione Marche, 2013; Medaglia del Presidente del Senato della Repubblica, Pizzo Calabro, 2017.  

    La nota più rilevante tuttavia è quella relativa alla larga committenza artistica da parte di varie istituzioni comunali campane che le hanno commissionato opere di degno rilievo, da quando nel 1985 il presidente della Regione Campania, in occasione di un meeting al Palazzo Reale di Napoli, ha affidato a Pietra l'incarico di eseguire un lavoro per ciascun collega presidente di Regione. Da quel momento la fama dell'artista è andata sempre crescendo su un percorso di consensi pubblici e privati che cedano al fascino di quelle onde plasmatiche, brillanti e sode, colate a vibrazioni sulla tela. 

    La residenza romana le facilità il contatto con l'ambiente artistico degli anni ottanta - novanta, dove incontra Orfeo Tamburi, Aligi Sassu, Ernesto Treccani, Antonio Corpora e di quest'ultimo diventa promettente allieva.  

    Oggi la Barrasso esprime il risultato, alto e significativo, di tali ragguardevoli contaminazioni. 

    Tra i numerosi e qualificati riferimenti bibliografici si cita il Catalogo dell'Arte Moderna dell'Editoriale Giorgio Mondadori.

     

      

     

     

      

     
  • PIETRA BARRASSO

    Frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, scegliendo il dipartimento di pittura. Segue la specializzazione in grafica pubblicitaria e fotografia. Conosce Antonio Corpora e ne diventa allieva.

    È presente nella 54a Biennale di Venezia con Vittorio Sgarbi. Su specifico invito entra nel MetaFormismo© ed è presente in molte delle rassegne dell’evento itinerante L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore©, non mancando neppure a L’Arte e il Tempo©, official event di Expo Milano 2015, entrambi ideati e realizzati dalla Prof. Giulia Sillato.

    In molti eventi le sue opere sono state associate a quelle di Warhol, Scatizzi, Sassu, Schifano, Kostabi, Lodola, Borghi, Kanewsky e la stessa Fondazione Aligi Sassu la patrocina in Brianza.

    Viene insignita dell’onorificenza Personalità Europea nel 2012; consegue il Premio Internazionale d’Arte con medaglia di bronzo della Camera dei Deputati nel 2012; il Palm Art Award nel 2012; la Medaglia del Presidente del Senato della Repubblica nel 2017.

    La Regione Campania le ha commissionato un certo numero di dipinti in omaggio a tutte le Presidenze delle Regioni Italiane in occasione del meeting nazionale a Palazzo Reale di Napoli.

    Le sue opere fanno quindi parte del patrimonio artistico della Camera dei Deputati, di Ambasciate, Regioni, Provincie e di numerosi Comuni italiani.

    Innumerevoli le mostre personali in Italia e all’estero tra cui Berlino, Boston, Cambridge, New York, Tokyo, Cina, San Pietroburgo, Pechino, Canada, Montecarlo, Nizza, Mosca, Stoccarda, Lugano, Reinach, Worchester, Springfield, Barcellona, Vienna, Avellino, Spoleto, Roma, Modena, Capri, Milano, Venezia, Lucca, Fermo, Perugia, Potenza, Arezzo, Carrara, Firenze.

    Tra i numerosi e qualificati riferimenti bibliografici si citano la Trec International delle Edizioni Treccani e il Catalogo dell’Arte Moderna dell’Editoriale Giorgio Mondadori.

     

    Hanno scritto di lei: Giovanni Faccenda, Mara Ferloni, Giammarco Puntelli, Giuseppe Selvaggi, Giulia Sillato, Luigi Tallarico.

  • metaforismo

    IL METAFORMISMO©
    ideato e teorizzato da GIULIA SILLATO
    storico dell’arte di scuola longhiana

    CASA dei CARRARESI, TREVISO
    dall’5 al 19 luglio 2018

     

    Il MetaFormismo© è un’eccellenza culturale italiana                                                                                                                           

    Il viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust).

    Un nuovo conio (Copyright 2010) e una nuova Storia dell’Arte si preparano a rivoluzionare gli orizzonti critici del futuro.

    Con il vocabolo MetaFormismo© infatti si vuole indicare una rilettura totale delle arti non figurative mediante la forma. Come è noto, le arti sono ragruppabili in due grandi categorie: il figurativo, caratterizzato dalla presenza di figure oggettivamente riconoscibili (volti, corpi, paesaggi … altro), peraltro riconducibile al principio di rappresentazione di ciò che si vede – il non figurativo, caratterizzato dall’assenza di figure oggettivamente riconoscibili e dalla presenza di forme libere (segni, colori, materia), nessuna dotata di oggettività e nessuna legata a un dettato accademico.

    Due sono i contesti che, a cavallo tra il XIX e XX secolo, spinsero gli artisti ad allontanarsi dalla rappresentazione naturalistica dando a questa operazione il nome di Astrattismo: 1. Contesto bellico (prima guerra mondiale) 2. Contesto religioso (ortodossia della Chiesa Cristiana d’Oriente). Nel primo caso, la devastazione causata dalla guerra ’15 – ’18 fece nascere in tutta Europa nuove fedi nell’arte, non più convergente in un modello di completezza e perfezione. Nel secondo caso, poiché la prima espressione di arte non figurativa si manifesta in Cecoslovacchia con Frantisek Kupka e qualche anno dopo in Russia con Vasilij Kandinskij, è ragionevole sottendere allo sviluppo dell’Astrattismo la componente aniconica delle religioni orientali.

    Una individuazione attenta delle forme presenti nelle opere non figurative, e relativa lettura, può portare a delle interpretazioni che sfiorano la verità dell’artista, così come lui stesso ha voluto comunicarcela, aprendo una nuova stagione: quella della comprensione razionale dell’arte non oggettiva che Kandinskij considerava impossibile.

    Il nuovo vocabolo Meta Form ismo©non è da confondersi con meta morf ismoche è tutt’altra semantica e storia. La lettura delle espressioni artistiche non figurative non è mai stata facile e tantomeno scontata, dovendosi spesso ricorrere a una propria sensibilità personale per riuscire a percepire gli stimoli emozionali che hanno prodotto quello specifico risultato pittorico o plastico.

    Grazie a venti anni di studi, ricerche ed esperienze in campo, condotti dalla studiosa Prof. Giulia Sillato, oggi è possibile ripercorrere il tracciato mentale dell’artista cercando di individuare e interpretare la ricchezza formale con cui di solito si presenta un’opera non figurativa.

    La studiosa può dimostrare:

    A –l’insostenibilità del concetto di “astratto” nell’arte contemporanea, divenuto ragionevolmente desueto dopo 120 anni di storia e in attesa di essere riformulato con vocabolo più moderno e flessibile.

    B –l’insostenibilità del concetto di “informale” nell’arte contemporanea, potendosi sostenere che l’informale non esiste, esistendo, invece, molte forme, anche di solo colore, che attendono di essere appunto decodificate.

    La necessità di intervenire linguisticamente sulle arti non figurative dei giorni d’oggi deriva dalla loro complessità genetica. Posto infatti che le arti figurative si collochino sulla linea di continuità storica del mondo classico, peculiare alla cultura artistica italiana, per contro la non figuratività affonda le sue radici nell’Europa dell’Est, come si accennava prima, contaminandosi solo successivamente con i flussi migratori artistici statunitensi.

    Le origini europee sono rappresentate, come si è detto, dal pittore ceco Frantisek Kupka (1871 – 1957) e dal pittore russo Vasilij Kandinskij (1866 – 1944). Il primo precede di poco il secondo nella realizzazione di un’opera astratta conAmorfadel 1910, mentre il secondo esordisce nel 1913 con Primo acquerello astratto.

    La contaminazione americana è invece riconducibile al reflusso in Europa dei differenti atteggiamenti artistici assunti dai giovani emergenti americani sulla spinta dei linguaggi avanguardistici europei, che vengono esportati negli Stati Uniti e per la prima volta con la Armory Show del 1913. Dall’Espressionismo Astratto – evoluto dall’Espressionismo tedesco – all’Action Painting, al Gestualismo, al Minimalismo, tutti a loro volta confluiti nel vecchio continente, che diventa così una sinergica piazzaforte di nuove e originali commistioni.

    Lo schema tracciato riduce la questione delle origini del non figurativo a pochi essenziali passaggi, quando invece il quadro reale è più complesso. Per fare due esempi: 1.La linea astratta si scomporrà, lungo il percorso, in spartiti geometrici il cui indiscusso protagonista sarà l’olandese Piet Mondrian (1872 – 1944) e l’assunzione della geometria a modello artistico genererà la Optical Art (Victor Vasarely, 1906 – 1997) e limitrofi 2.L’impiego di materiale vivo applicato direttamente sul piano pittorico (barattoli, tessuti, carta … altro), oggi estremamente di moda, è sicuramente riconducibile alla non poco rilevante apparizione, nel panorama storico-artistico mondiale, del fenomeno Dada, nato in Svizzera, territorio neutrale della guerra ’15 – ’18, e successivamente acquisito dalla Pop Art americana.

    Gli artisti della nostra contemporaneità si sono emancipati tuttavia dal retaggio artistico illustrato, pervenendo a espressioni pittoriche e/o plastiche assolutamente istintuali, anche se inconsciamente aggiornate ai tempi attuali, e in ogni caso non mediate da filtri culturali. Le immagini sgorgano da un subconscio ricco e articolato che si esprime liberamente senza alcun vincolo storico. Da qui la necessità di fornire all’arte contemporanea non figurativa un nuovo indirizzo critico che, compendiando in modo significativo tutte le dinamiche artistiche del Novecento, ne sintetizzi l’importante eredità con un vocabolo unico, onnicomprensivo di tutte le possibili ascendenze alle origini, ma al tempo stesso in grado di avvicinare chi guarda alle differenti espressività tra un artista e l’altro.

    Il MetaFormismo© con la sua singolare formulazione vocabolare soddisfa in pieno questa esigenza distaccandosi altresì dall’idea, anch’essa desueta, di gruppo, di movimento, di corrente e suggerendo piuttosto orizzonti critici di più ampio respiro e promuovendo una nuova Storia dell’Arte che riveda costruttivamente quanto è stato fatto e quanto ancora sarà fatto in futuro, perché l’arte che meglio rappresenterà i decenni che verranno è la non figurativa.

    L’autore di questo studio omette di proposito di accennare a personaggi come Pablo Picasso (Cubismo) o come Umberto Boccioni (Futurismo) o ancora tutti coloro, di non minore fama storica, che arricchirono il panorama storico-artistico sin qui descritto, perché, pur avendo avuto essi un ruolo non trascurabile nei processi di destrutturazione della forma classica, vi sono tuttavia pervenuti attraverso le vie stesse del figurativo, di cui peraltro hanno continuato a conservare tracce sensibili, restando quindi al margine della specifica linea astratta sulla quale verte la nostra indagine … diversamente, invece, dai caposaldi dell’Astrattismo storico, prima citati, i quali entrarono immediatamente nella dimensione astratta, sbriciolando rapidamente la verità visiva per arrivare a cogliere quella spirituale.

    Il Metaformismo@

     

  • IL METAFORMISMO©

    IL METAFORMISMO
    Casa del Mantegna, Mantova
    10 gennaio - 3 marzo 2019 

     



    La Provincia di Mantova accoglie nei prestigiosi spazi di Casa del Mantegna a Mantova la Rassegna MetaFormismo©, proposta storico-artistica in forma di esposizione, ideata e teorizzata da Giulia Sillato. 

    La mostra, visitabile dal 10 gennaio al 3 marzo 2019, è promossa e organizzata dall’Amministrazione Provinciale con il Patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Mantova. 
    Gli orari di visita saranno: dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. 

    “Il MetaFormismo© – spiega lo storico dell’arte Giulia Sillato - non è una corrente, né un movimento e non è neppure un gruppo di artisti, perché il momento storico attuale è tendenzialmente refrattario a realtà di gruppo come quelle che hanno costellato tutto il Novecento. 

    Il MetaFormismo© è l’ultima possibilità storica per acquisire il senso delle opere d’arte non figurative leggendole con l’ottica della forma. Le espressioni non figurative, infatti, appaiono totalmente prive di figure appunto, ma ricche di forme”. Dopo venti anni di ricerche e studi la Prof. Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana, con una lunga esperienza nel campo delle arti classiche che annovera tra l’altro anche un proficuo discepolato con Federico Zeri, afferma di “aver intravisto con chiarezza le dinamiche espressive dell’arte dalle origini a oggi”. “Individuare nuove modalità di lettura delle arti non figurative – spiega Giulia Sillato - significa chiudere il cerchio storico dell’Arte perché tutto arriva ad essere compreso, anche quelle forme d’arte che dall’Astrattismo in poi erano state destinate dai loro padri, Frantisek Kupka e di Vasilij Kandinskij, alla percezione e non alla ragione. Nulla più pertanto può prestarsi all’evoluzione”.

    Nella rassegna allestita alla Casa del Mantegna, in via Acerbi 43 a Mantova, sarà possibile vedere per la prima volta a Mantova le opere di 20 artisti esclusivi, scelti dallo storico dell’arte sulla base di due criteri fondamentali: la compatibilità al MetaFormismo© e la qualità artistica. 

    A sostenere questa nuova storia dell’arte contemporanea saranno quindi le opere di:  
    Luigi Aricò, Renzo Barbazza, Pietra Barrasso, Natalia Berselli, Jole Caleffi, Patrizia Canola, Giulio Cavanna, Antonio Cellinese, Adriana Collovati, Angelo De Boni, Sebastjan Degli Innocenti, Enzo Devastato, Massimo Fumanti, Cristiana Grandolfo, Ernesto Lodi, Aldo Palma, Michele Pinto, Osvalda Pucci, Tiberio Rilli, Roberto Tigelli. “L’Arte è finita e con essa la lunga vita della Storia dell’Arte: il MetaFormismo© ne scrive l’ultimo capitolo” afferma Giulia Sillato nel presentare e spiegare il senso della mostra. La Fondazione Giulia Sillato è nata per il solo scopo di diffondere e tutelare l’ultima Storia dell’Arte. 

     

     

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    Giovanni Faccenda

    Le ardenti sollecitazioni emotive che indovini abitare nelle viscere più profonde del lavoro di Pietra Barrasso...         

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    Giammarco Puntelli

    Catturare quella luce che è anima del mondo e fonte della nostra energia è da sempre un tema privilegiato...             

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    Giulia Sillato 

    Quando vidi le opere di Pietra Barrasso per la prima volta, intuii, senza averne prove scientifiche,...                         

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    Alfio Borghese

    Pietra Barrasso dipinge con il cuore: gioia, dolore, disillusione, stanchezza, entusiasmo traspaiono dalle sue tele... 

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    Marcello  Carlino 

    Un segno caratteristico si ravvisa di netto e consiste nella matericità del colore. Le opere di Pietra Barrasso...        

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    MaraFerloni

    Artista poliedrica, attuale ed attenta per una continua ricerca non solo ai cambiamenti dell'arte contemporanea...     

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    Giuseppe Selvaggi

    Nella pittura moderna, firmata dalle generazioni che hanno chiuso il Novecento ed aprono, in giovinezza piena,...     

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     Luigi Tallarico 

    L’artista Pietra Barrasso è consapevole che l’operatore d’arte debba invitare il riguardante della sua opera ad...                                       

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    Angela Delle Donne

    La produzione artistica di Pierina Barrasso, in arte Pietra, si connota fortemente per il tratto deciso e... 

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    Rino Cardone

    Una pittura di impianto materico svolta a piene masse di colore quelle di Pietra Barrasso, che per la ricchezza... 

    leggi tutto... 
    Ernestro TRECCANI, Editore <<…stima ed auguri di buon lavoro,specialmente nel Ciclo della Femminilità …>>  
     Gianni RAVIELE, Storico d’Arte<<…fra una spinta neo-figurativa ed una pulsione informale …>>  
     Orfeo TAMBURI, Pittore<<…i quadri di Pietra sono immagini e testimonianze di un passato che nell’intimo è presente per la sua sensibilità …>>  
     Francesca Marozza, critico d’arte<<…una presenza fatta di dolcezza, ma ferma e volitiva …>>  
     Luigi TALLARICO, ritico d’Arte<<…il “permanente” della pittura di Barrasso è da cercare nella gioia espressiva e nell’urlo cromatico …>>  
     

    Giuseppe MORICOLA, Assessore della Cultura della Provincia di Avellino

    <<…un momento di toccante amarcord collettivo …>>  
    Carmine PIRO, Critico d’Arte <<…osserva la tradizione come documento che crea la Storia …>>  
     Carlo M. DE PAOLA, Critico d’Arte<<…squarcia la “poesia delle cose” con interventi forti e graffianti…>>  
     Lalla LEONARDO, Sindaco
    di Monteleone di Puglia (Foggia)
    <<…la pittura la trascina in religioso atteggiamento nei confronti della natura …>>  
     Nino CELLUPICA, Poeta<<…i fiori della Barrasso, i suoi rossi gerani rappresentano essenzialmente l’artista stessa nel suo divenire …>>  
     Italo CARLO SESTI, Critico d’Arte<<…una ventata di felicità per impostazioni e contenuti di visioni …>>  
     Fabrizio DEL NOCE, Direttore e Giornalista RAI<<…i quadri della Barrasso, gioia, bellezza, espressione di vita …>>  
     Clive MCFARLANE, Giornalista U.S.A<<…le opere di Pietra Barrasso rappresentano un ponte che unisce il passato col presente degli Italiani d’America …>>  
     Adolf WEBER, Pittore -REINACH (Swisse)<<…la forza di quei caldi colori riporta sulle tele i sentimenti nascosti di chi non studia l’arte ma la vive …>>  
     Giuseppe TEDESCHI, Critico d’Arte <<…terribile e provocatoria, di una Barrasso pur giovane e già perfidamente depistante …>>  
     Bruce P. ROSSLEY, Addetto Culturale del Comune di BOSTON (Mass) U.S.A<<…Irpinia - Boston ha aggiunto immensurabilmente allo Scambio Culturale una qualità di grande esperienza …>>  
     Mara FERLONI, Critico d’Arte<<…Pietra Barrasso canta l’incanto della natura con i suoi fiori sempre vivi e freschi …>>  
     Giovanni GERMANO, Console Italiano a LAGOS (NIGERIA)<<…messaggi di colori e di luci attraverso la pittorica rievocazione di paesaggi …>>  
     Renato CIVELLO, Critico d’Arte<<…di sua visiva freschezza riaccredita alcuni dettagli di ardito realismo …>>  
     Giampiero MASSOLO, Capo Segreteria Presidenza del Consiglio dei Ministri<<…il Presidente DINI apprezza le sue opere che propongono nostalgia della terra d’origine, dello spettacolo e dei colori della natura dell’Irpinia …>>  
     Francesco PIONATI, Giornalista RAI<<…capacità della Barrasso di cogliere e trasmettere l’essenza di una realtà sociale …>>  
     Carol E.LUDWIG
    Addetto Culturale U.S.A - Roma
    <<…spirito di scambi artistici che hanno arricchito il bagaglio culturale dei nostri due paesi …>>  
     Willy PASINI, Psicolgo-Scrittore<<…parte dei fiori della sua Irpinia per raggiungere senza indugi l’essenza della moderna femminilità …>>  
     Nicola VILLARI, Critico d’Arte<<…rappresenta la ricerca di una contro immagine che solleva la realtà invisibile verso una contro realtà immaginativa in cui le forme degli oggetti del mondo esterno diventano forme simboliche del mondo interiore …>>  
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     Giovanni Faccenda

     
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    Entre itinerarios memoriales y perspectivas deseadas

    «No sé cómo me juzga el mundo

    me parece de ser un niño que juega en el borde del mar

    y que se alegra cada vez que encuentra un guijarro más liso que otros

    o una concha más bella, mientras el gran océano de la verdad

    permanece delante él inesperado.»

    Isaac Newton

     
       
     

    Los aspectos emocionales más ardientes que viven en las entrañas más profundas de la obra de Pietra Barrasso salen a la superficie cómo luces espirituales evocadas para iluminar la oscuridad que envuelve hostilmente nuestra existencia cada vez más inquieta.

    Ebrio de temblores líricos y trepidaciones sentimentales, la pintura de esta artista rigurosa e inspirada, recoge el impresionante reto del «mondo inexplorado»: una geografía de ensueño e invisible que encuentra la manera de materializarse – justo el término apropiado, teniendo en cuenta las emblemáticas relevancias de color aglomerado – en una superficie que no es más realística sino puramente mental, donde en un rastro vertical insisten a menudo, fuentes luminosas impregnadas por un sentido de encanto seductor.

    Ligeros y trasparentes cómo bandadas de nubes en un día de sol, estos rayos recurrentes – imperiosos, en un sistema cromático combinado a los acuerdos más cálidos – parecen aludir a los itinerarios memoriales o perspectivas soñadas, contextos emocionales, sin embargo, dentro del cual Barrasso encuentra o vuelve a reencontrar lo que vive desde siempre en sí misma. Pintar entonces, se convierte para ella en una especie de excavación interior que no viene causada de la realidad circundante: se trata más bien de una amplia variedad de secretas palpitaciones – muy fructíferas en un alma tan sensible como la suya – a empujarla hacía estos idílicos vuelos fantásticos.

    En estas visiones, el encuentro con la naturaleza tiene valor y sabor catártico: convergen las fragancias embriagadoras de las flores, románticas, cálidas tonalidades crepusculares, la plena consciencia de una verdad que sabemos de haber perdido desde hace tiempo y ahora la reencontramos en el eco conmovedor que balancea como una melodía arcana en estas pinturas encantadoras de Barrasso.

    La pintura puede avanzar en temas figurativos o aproximarse a lugares informales; es su mismo espíritu a decirnos las trepidaciones solo en parte atenuadas en la manifestación corpulenta de colores vivos y entre ellos bien combinados. Todavía osar significa también ir más allá de las reglas de la paleta, buscar los matices combinados con el estado de ánimo esencial, encontrar, en fin, lo que es una chispa muy remota y generar una llama mediante una representación llena de indicios personales.

    Después de todo, cada obra realizada por Barrasso realiza una multitud de efervescencias y temblores que comparada con su naturaleza pasional es del todo especular. Pensaríamos, al contrario, de reconocer en las diferentes tonalidades de amarillo – color imprescindible y constante en los diferentes motivos – el ocasional estado de alma que ha acompañado el artista en cada uno de sus encargos, ya que aparece perfectamente limpio y perceptible más allá del fino acabado de las telas. Normalmente, Barrasso no suele pintar lo que la rodea cómo pasar fácilmente à todos, sino que pinta lo que siente en su interior. Se nutre de alimentos que son la ambrosía de poetas y soñadores, linfa inagotable para aquellos que tienen que comunicar o donar algo de importante à quien aún no ha dejado de escuchar la voz del corazón y de los sentimientos.

    Si deberíamos en fin sintetizar las peculiaridades más íntimas de su trabajo, con una esquematización bastante inadapta respecto a un temperamento tan opulento y productivo, diríamos que toda la actividad de Barrasso se centra en un aura de misterioso encanto. Una luz que va más allá de los amaneceres y puestas del sol, lugares y espacios, el silencio que es la meditación necesaria y la vida, entera, en sus razones más ancestrales.

     
        
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       Giovanni Faccenda

     
       
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     Entre itinéraires mémoriaux et perspectives désirées  
     

    « Je ne sais pas comment me juge le Monde ;

     il me semble d’être un garçon qui joue au bord de la mer

    et se réjouit à chaque fois qu’il trouve un galet plus lisse que les autres

    Ou une coquille plus belle, tandis que le grand océan de la vérité

    reste devant lui inexploré »

    Isaac Newton

     
     

    Les ardents components émotionnels qu’on devine vivre dans les entrailles les plus profondes de l'œuvre de Pierre Barrasso, viennent à la surface comme des lumières spirituelles appelés pour éclairer les ténèbres qui enveloppent, avec étreinte gauche, notre existence de plus en plus mal à l’aise. 

    Ivre de tremblements lyriques et trépidations sentimentales, la peinture de cet artiste rigoureuse et inspirée recueille le défi impressionnant du « monde inexploré » : une géographie fantastique et invisible a l’occasion de se matérialiser - le bon terme, étant donné les reliefs de couleurs coagulés - dans une surface qui n’est plus réaliste, mais purement mentale, où insistent souvent enfermées dans un sentier vertical, sources lumineuses envahies par un sentiment de séduction.

    Légers et transparents comme troupeaux de nuages dans un jour de soleil, ceux crépuscules récurrent -impérieux, dans un système de couleur conduit à des accords syndicaux plus chaudes – semblaient faire allusion à des itinéraires mémoriaux ou perspectives qui rêvent, cependant, domaines émotionnels dans lesquels Barrasso trouve (ou rencontre) ce qui demeure depuis toujours à l’intérieur de soi-même. 

    La peinture donc, devient pour elle une sorte de fouille interne pas entièrement causée par la réalité qui l’entoure : il s’agît plutôt d’une grande variété de palpitations secrètes – si productif dans une âme sensible comme la sienne – à la pousser vers idylliques envolées lyriques.

    Dans ces visions, la rencontré avec la nature a de la valeur et du saveur cathartique : ils convergent des fragrances capiteuses de fleurs, romantiques chaleurs de crépuscules, le sens haut d’une vérité qu’on sait avoir perdu depuis longtemps et que maintenant on la retrouve dans l’éco poignant balançant comme une mystérieuse mélodie, dans ces charmantes peintures.

    La peinture peut avancer dans des sujets figuratifs ou toucher des sujets informels : c’est son même esprit à nous parler des trépidations partiellement calmées dans les manifestations corpulentes de couleurs vives et, parmi elles, bien combinées.

    Mais oser est aussi aller au-delà des ordres de la palette, rechercher nuances mélangées avec les humeurs essentielles, savoir trouver, enfin, ce qui est très distant et créer une représentation unique pleine d’indices personnels.

    Après tout, chaque œuvre réalisée par Barrasso montre une multitude d’effervescents et tremblements qui sont entièrement spéculaires par rapport à sa nature passionnée. On penserait plutôt de reconnaître dans les différentes tonalités du jaune – couleur indispensable et constante dans différents motifs – l’occasionnelle humeur qui a accompagné l’artiste à chacun de ses engagements, tant il est clair et perceptible ailleurs de la précieuse finition de la toile. Barrasso peint habituellement ce qui ressent à son intérieur et pas ce qu’elle l’entoure comme pourrait arriver facilement à tout le monde. Elle se nourrit d’aliments qui sont l’ambroisie des poètes et des rêveurs, ingrédient inépuisable pour ceux qui ont à dire ou à faire quelque chose d'important à ceux qui n’ont pas encore cessé d'écouter la voix du cœur et des sentiments.

    Si on devrait résumer les particularités les plus intimes de sa profession avec une nature de synthèse inadéquate par rapport à un tempérament si opulent et créatif, on dirait que dans toutes les œuvres de Barasso résiste une auréole pleine de charme mystérieux. Une lumière qui va au-delà des aubes et des couchers de soleil, des lieux et des espaces, le silence qui est la méditation nécessaire, la vie, dans ses motifs les plus ancestrales.

     

     
         

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    Giovanni Faccenda

     
       
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     From memorial itineraries to yearned for perspectives 
     

    “I do not know what I may appear to the world; 

    but to myself I seem to have been only like a boy playing on the seashore, 

    and diverting myself in now and then finding

    a smoother pebble or a prettier shell than ordinary,  

    whilst the great ocean of truth lay all undiscovered before me.”

    Isaac Newton

     
       
     

    The burning emotional urges that we imagine live in the deepest depths of Pietra Barrasso’s work rise to the surface as spiritual lights called on to clear away the darkness that envelops our increasingly troubled existence in its sinister embrace.

    Inebriated by lyrical tremors and emotional disquiet, the painting by this rigorous and inspired artist captures the fascinating challenge of the “unexplored world”: a geography that at times is dreamy, at others invisible but that can be materialised – the right term, given the emblematic relevance of coagulated colour – on a surface that is no longer realistic but completely mental, where there persist, often enclosed in a vertical contrail, luminous sources pervaded by a sense of seductive enchantment.

    As light and transparent as flocks of clouds on a sunny day, these recurrent flares – imperious in a layout of colour that brings together the warmest harmonies – seem to allude to memorial itineraries or yearning perspectives or, at least, emotional areas within which Barrasso discovers or rediscovers just how much has always dwelt inside her. So for her, painting becomes a kind of interior excavation that is not always summoned up by the surrounding reality: it is, rather, a wide variety of secret palpitations – so fertile in a mind as sensitive as hers – that push her towards Pindaric flights.

    In such visions her meeting with nature has a cathartic taste and value: intoxicating scents of flowers, romantic crepuscular warmth, and the insistent sense of a truth that for some time we have known has been lost, and now we find it again in the heart-rending echo that floats, like an arcane melody, in these fascinating paintings by Barrasso.

    Her painting sails over figurative seas or finds harbour in informal havens: it is her very spirit that tells us of trepidations that are only in part calmed by the fertile manifestations of bright, beautifully combined colours. But to dare also means to go beyond the orders of the palette, to search for gradations mixed with essential moods, and to find at last what is a distant spark and make it the flame for a representation overflowing with personal clues.

    Deep down, each work completed by Barrasso shows a multitude of fervours and murmurs that are, with respect to her fiery temperament, all specular. On the contrary, you would think that in her varied tones of yellow – fundamental and constant in her work – you can recognise the state of mind that has accompanied the artist in each of her tasks, so much is it clear and perceptible, quite apart from the refinement of her work. Because, as usual, Barrasso paints what she feels within and not what she sees around her, as could easily be the case with us all. She is nourished by the ambrosia of poets and dreamers, the inexhaustible lymph for those who have something important to say or do to those who have not yet stopped listening to the voice of the heart and of feelings.

    If it were necessary to sum up the most intimate particularities of her work, with a summary inadequate in the face of such an opulent and fiery temperament, we could say that in Barrasso’s activity there has always been a dense aura of mysterious fascination.  A light that goes beyond dawns and sunsets, places and spaces, a silence that is a necessary meditation and a life, all of it, in its most ancestral areas.

     

     
  • Giovanni Faccenda

     

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    Fra itinerari memoriali e prospettive vagheggiate

     

    «Io non so come mi giudica il Mondo;

    a me sembra d'essere un fanciullo che giuoca sulla riva del mare

    e si rallegra ogni volta che trova un ciottolo più liscio degli altri

    o una conchiglia più bella, mentre il grande oceano della verità

    resta dinanzi a lui inesplorato.»

    Isaac Newton

     

    Le ardenti sollecitazioni emotive che indovini abitare nelle viscere più profonde del lavoro di Pietra Barrasso affiorano in superficie come luci spirituali chiamate a rischiarare le tenebre che avvolgono, con sinistro abbraccio, la nostra sempre più inquieta esistenza.

    Ebbra di sussulti lirici e di trepidazioni sentimentali, la pittura di quest'artista rigorosa e ispirata raccoglie la suggestiva sfida del «mondo inesplorato»: una geografia ora trasognata ora invisibile ha modo di materializzarsi – giusto il termine, in considerazione delle emblematiche rilevanze di colore rappreso – in una superficie non più realistica ma squisitamente mentale, ove insistono, sovente racchiuse in una scia verticale, sorgenti luminose pervase da un senso di seducente incanto.

    Leggeri e trasparenti come stormi di cirri in una giornata di sole, questi ricorrenti chiarori – imperiosi, in un impianto cromatico portato al connubio degli accordi più caldi – sembrano alludere a itinerari memoriali o prospettive vagheggiate, ambiti, comunque, emozionali all'interno dei quali Barrasso trova o ritrova quanto alberga da sempre in se stessa. Dipingere, dunque, diventa per lei una sorta di scavo interiore non del tutto suscitato dalla realtà circostante: è, piuttosto, l'ampia varietà di segrete palpitazioni – tanto feconde in un'anima sensibile come la sua – a spingerla verso idilliaci voli pindarici.

    In simili visioni, l'incontro con la natura ha valore e sapore catartico: vi convergono inebrianti fragranze di fiori, romantici tepori crepuscolari, il senso, alto, di una verità che sappiamo da tempo aver perso, e ora la ritroviamo nell'eco struggente che ondeggia, come una melodia arcana, in questi affascinanti dipinti di Barrasso.

    La pittura veleggi pure per pelaghi figurativi oppure sfiori prode informali: è il suo stesso spirito a dirci di trepidazioni solo in parte sopite nella pingue manifestazione di cromie accese e, fra loro, ben combinate. Ma osare è anche spingersi oltre gli ordini della tavolozza, cercare gradazioni mescolate a umori essenziali, trovare, infine, ciò che è scintilla remotissima e farne vampa in una rappresentazione colma di indizi personali.

    In fondo, ogni opera portata a compimento da Barrasso esibisce una moltitudine di effervescenze e fremiti che sono, rispetto alla sua indole passionale, del tutto speculari. Penseresti, anzi, nelle varie tonalità del giallo – colore irrinunciabile e costante nei diversi motivi – di riconoscere l'occasionale stato d'animo che ha accompagnato l'artista in ognuno dei suoi partecipati impegni, tanto esso è limpido e percepibile oltre la pregiata finitura delle tele. Perché, al solito, Barrasso dipinge ciò che avverte, dentro, e non quanto vede attorno a sé come potrebbe accadere facilmente a tutti. Si nutre di alimenti che sono l'ambrosia di poeti e sognatori, linfa inesauribile per chi ha da dire o da dare qualcosa di importante a chi ancora non ha smesso di ascoltare la voce del cuore e dei sentimenti.

    Dovessimo infine sintetizzare le peculiarità più intime del suo lavoro, con una sommarietà alquanto inadeguata al cospetto di un temperamento così opulento e fertile, diremmo che in tutta l'attività di Barrasso resiste un'aura densa di misterioso fascino. Una luce che travalica albe e tramonti, luoghi e spazi, il silenzio che è raccoglimento necessario e la vita, tutta, nelle sue ragioni più ancestrali.

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     Pierina Barrasso cuyo nombre artístico es Pietra, es una artista internacional nacida en el 1963 a Venticano (Avellino). Se especializa en grafica publicitaria, fotografía y estudia en la Academia de Las Bellas Artes de Napoles, sección pintura. Empieza su carrera desde muy joven obteniendo inmediatamente éxito, ganando la estima del público, de la crítica y el apoyo de personalidades importantes. Alumna del Maestro Antonio Corpora, conoce y frecuenta Aligi Sassu, Ernesto Treccani, Orfeo Tamburi, Robert Carroll, el Papa Giovanni Paolo II, Mario Verdone y Willy Pasin. Colabora con la empresa de Impresión Colombo de la Cámara de Diputados con proyectos gráficos cómo el “Velorio de Montecitorio” y el “Codigo Braille”. Realiza con la Leep Records la portada del cd “Pronto Mosca – Pronto Washington”. Colabora con la casa editorial “Gangemi Editore” durante la realización de la Serie “Color y Piedra”. En la revista “Idea” cuida la gráfica y la disposición. Trabaja en la Galería De Arte Moderno y Contemporáneo, actualmente llamada Macro, en el Museo de la Galería Borghese, en el Museo Braschi y en el Museo de Roma en el Barrio del Trastévere. Colabora con AMRF Italia ONLUS – Casa De Subastas Babuino de Roma. Artista poliédrica, llamada “Maestra de la luz”, Pietra Barrasso es una firma de suceso en el panorama artístico contemporáneo. Participa a la 54ª Bienal internacional de Venecia con Vittorio Sgarbi. Seleccionada por la profesora Giulia SILLATO, se incorpora al Metamorfismo participando a las exposiciones colectivas itinerantes “El Arte Contemporánea en las antiguas residencias”. Participa a los proyectos “Ruta Noreste” e “Imagen 2014” ideados por el Profesor Giammarco Puntelli con la participación de maestros historicistas como son Andy Warhol, Scatizzi, Sassu, Schifano, contemporáneos como son Kostabi, Lodola, Borghi, Kanewsky y otros de Milán, Biella, Assisi, Firenze, Rovigo e al Museo d’Arte Moderna di Muggia (Trieste) 
     

     

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    Grottaminarda, la panchina rossa è nel segno dell’arte

     

    25 novembre 

    Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

     
         
     

    A firmare la panchina rossa della cittadina irpina è Pietra Barrasso con un'opera di immediata comprensione e di profondo significato

    La violenza sulle donne è una piaga ancora radicata nel tessuto sociale. Con una panchina rossa si vuole testimoniare l’impegno della società civile ad abbatterla. Grottaminarda ha scelto di installare una panchina rossa che fosse qualcosa di più che un segno: il comune irpino, infatti, ha installato quella che è l’ultima opera d’arte di Pietra Barrasso. La panchina è pensata “cromaticamente a specchio” alla sua meravigliosa “Vita spezzata” (immagine in copertina), un acrilico spatolato su tela parimenti pensato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2017. 

    L’opera in parola rappresenta la delicatezza infranta rappresentata con magistrale semplicità quale farfalla che si frantuma come dal soffio del vento. Il binomio farfalla – donna viene qui ritrovato e riproposto con una freschezza e un’altezza tali da raggiungere il virtuosismo dell’immediata comprensibilità e dell’aulica rappresentazione.
    Naturalmente, se la sensibilità artistica della Barrasso aveva portato ad una farfalla rossa su sfondo blu, nel caso della panchina i colori sono invertiti così da vestire del simbolo universale l’estro dell’artista. 

    All’inaugurazione presenti la presidente dell’osservatorio regionale contro la violenza sulle donne, Rosaria Bruno e una rappresentanza dell’amministrazione, tra cui il sindaco Cobino. 

    Purtroppo, come l’amministrazione Cobino ha avuto l’accortezza di offrire alla cittadinanza un simbolo che fosse anche un’opera d’arte che fosse simulacro degno del significato cui è dedicato, così altre amministrazioni pare abbiano scartato alle loro comunità quest’opportunità di crescita. 

    Nei primi 10 mesi del 2017 in Campania 114 donne sono morte perché donne”. Queste le parole della presidente dell’osservatorio regionale contro la violenza sulle donne, Rosaria Bruno che questo pomeriggio, insieme all’amministrazione di Grottaminarda, rappresentata dal sindaco Cobino e dagli assessori, e alla presidente della FIDAPA sezione di Grottaminarda, Fulvia Bruno, ha inaugurato nel paese ufitano la panchina rossa, simbolo ormai noto a sostegno delle donne contro ogni tipo di violenza. 

    Una vera e propria opera d’arte firmata Pietra Barrasso, che rappresenta le centinaia di donne che ogni giorno subiscono maltrattamenti.

    Grottaminarda va quindi ad unirsi agli altri paesi irpini che hanno aderito all’iniziativa schierandosi così dalla parte delle donne, con un simbolo ormai assunto a promotore di ideali di lotta e uguaglianza.  

    E nel giorno che celebra la lotta contro la violenza di genere, la tavola rotonda nella sala consiliare di Grottaminarda ha visto affrontare proprio questi temi. La Campania è la terza regione italiania per femminicidi, ma l'aumento delle denunce fa pensare che l'opera di sensibilizzazione portata avanti anche grazie a simboli come la panchina rossa stiano aiutando le donne ad uscire allo scoperto. 

     
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